La parità che si vede, la disuguaglianza che resta
UNA COLLEZIONE CON AMREF PER I DIRITTI DELLE DONNE
In molti dei paesi in cui lavoriamo, essere donna significa affrontare ostacoli quotidiani. Questa campagna racconta dati, storie e progetti che trasformano il lavoro in autonomia e opportunità. Perché coltivare futuro è già un atto di cambiamento.
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Una donna alla guida di un paese dove le donne sono ancora lontane dalla parità
In Tanzania la condizione femminile racconta una delle contraddizioni più interessanti dell’Africa subsahariana: un forte riconoscimento istituzionale della parità di genere che convive con disuguaglianze profonde nella vita quotidiana delle donne.
Rappresentanza politica: la contraddizione di un cambiamento dall’alto
La Tanzania è uno dei pochi paesi africani ad aver introdotto seggi riservati alle donne in Parlamento (la loro presenza deve rappresentare almeno il 30% dell’assemblea) ed è oggi guidata da una donna: Samia Suluhu Hassan. La sua nomina è arrivata in quanto era vicepresidente del Presidente eletto John Magufuli, morto il 17 marzo 2021. Questo la rende un caso distintivo nel panorama regionale, ma va chiarito che è il risultato di leggi che valgono solo al vertice del paese e non sono il risultato di un cambiamento partito dal basso. La presenza femminile nelle istituzioni non si traduce automaticamente in maggiore potere economico o sociale, soprattutto a livello locale. La parità formale esiste, ma il cambiamento strutturale resta incompleto. Da segnalare però che, ad esempio, che tra i primi provvedimenti presi da Suluhu Haasan c’è stata l’abrogazione della legge che impediva alle ragazze incinta di tornare a scuola.
Le donne tanzaniane partecipano massicciamente al lavoro, in particolare in agricoltura e nel settore informale. Il loro contributo è essenziale per la sicurezza alimentare e l’economia familiare, ma avviene spesso senza tutele, con redditi bassi e scarso accesso alla proprietà della terra (formalmente possono esserne proprietarie, ma consuetudini diffuse fanno sì che solo il 9% dei terreni privati appartenga a donne) , scarso accesso a credito e risorse produttive. Una dinamica comune a molti paesi africani, che in Tanzania risalta proprio per il contrasto con l’avanzamento istituzionale.
Istruzione: accesso quasi paritario, percorsi fragili
L’accesso alla scuola primaria è ormai vicino alla parità di genere, un risultato condiviso con diversi paesi dell’area. La frattura emerge però nella scuola secondaria, dove i tassi di completamento restano bassi e le ragazze sono ancora penalizzate da povertà, carichi domestici, matrimoni e gravidanze precoci. La parità all’ingresso non garantisce ancora pari opportunità nel lungo periodo.
Diritti, salute e sicurezza: il nodo più difficile da sciogliere
La violenza di genere resta diffusa e rappresenta uno degli ostacoli principali all’autonomia femminile. I matrimoni precoci e le gravidanze adolescenziali continuano a incidere su istruzione, salute e indipendenza economica. Anche qui, la Tanzania riflette una condizione comune al contesto africano: il divario tra diritti riconosciuti e diritti realmente vissuti.
Il ruolo di Treedom: rafforzare l’autonomia dal basso
In un contesto come quello tanzaniano, il lavoro di Treedom ha un impatto concreto perché interviene là dove la disuguaglianza è più radicata: nelle aree rurali e nell’accesso alle risorse, nell’autonomia economica e nel riconoscimento sociale. Attraverso progetti di agroforestazione che coinvolgono direttamente le comunità locali, Treedom contribuisce a rafforzare il ruolo delle donne come produttrici, custodi del territorio e protagoniste dello sviluppo, assegnando il più ampio numero possibile di ruoli di leadership proprio a loro. Perché accanto alle politiche istituzionali, il cambiamento passi anche da opportunità economiche reali, sostenibili e condivise.